Esistono film che fanno ridere, altri che fanno piangere. Poi c’è “Quasi Amici” (2011), pellicola francese che continua a essere una bussola fondamentale per capire due temi che raramente si comprendono davvero come la diversità e l’amicizia.
La trama ci presenta Philippe, un miliardario diventato tetraplegico dopo un incidente in parapendio, e Driss, un ragazzo di periferia che si presenta al colloquio come badante non per cercare realmente lavoro, ma per ottenere una firma che gli permetta di continuare a percepire l’indennità di disoccupazione. I due non potrebbero essere più distanti: Philippe vive tra quadri d’autore e musica classica nel silenzio di una villa lussuosa, mentre Driss vive nel caos delle banlieue tra musica pop e l’urgenza di sopravvivere. La loro diversità è non solo economica, ma anche culturale e psicologica.

Attribuzione: Georges Biard, CC BY-SA 3.0 , Wikimedia Commons
Inizialmente la loro vicinanza sembra un errore di sistema, ma la forza del film sta nel ribaltare completamente il concetto di aiuto. Spesso pensiamo alla diversità come a qualcosa da gestire con pietà o condiscendenza, mentre Driss tratta Philippe come una persona e non come un malato. Lo prende in giro, dimentica spesso la sua disabilità e gli restituisce la dignità di uomo capace di provare emozioni forti, insegnandoci che accettare l’altro non significa compatirlo, ma riconoscerlo come proprio pari.
L’amicizia tra loro nasce proprio perché nessuno dei due vuole cambiare l’altro. Driss regala a Philippe il movimento dell’anima attraverso la spontaneità, invece Philippe regala a Driss una nuova prospettiva di vita facendogli scoprire talenti e sensibilità che la società gli aveva negato. “Quasi Amici” ci ricorda che le migliori relazioni sono quelle che nascono dove non avremmo mai scommesso un centesimo e che la vera barriera non è una sedia a rotelle o il colore della pelle, ma il pregiudizio che ci impedisce di comunicare con chi è diverso da noi.
Smettere di guardare le differenze per iniziare a cercare un ritmo comune è l’unico modo per scoprire che sotto sotto siamo molto più che quasi amici.
Irene Cunego e Elisa Miron