Il viaggio è da sempre un elemento costante nella vita umana. Lo confermano i poemi omerici come l’Odissea, i resoconti di Marco Polo e le scoperte di Cristoforo Colombo.

Accanto a queste imprese ci sono state forme “minori” di viaggio, legate alle vite dei singoli individui, come il Grand Tour. Si trattava di un viaggio di due o tre anni attraverso le principali città europee, soprattutto in Italia (Venezia, Firenze, Roma e Napoli) che i giovani aristocratici compivano durante il Neoclassicismo per completare la loro formazione. Visitavano i siti archeologici scoperti recentemente nel Settecento, immergendosi completamente in una nuova cultura. In questo periodo storico si era infatti riaffermato l’interesse per la cultura classica, e personaggi famosi come Goethe, Dickens e Canova compirono il Grand Tour, traendone una grande influenza sulla loro produzione artistica e letteraria.

Goethe nella campagna romana, Johann Heinrich Wilhelm Tischbein
Public domain, Wikimedia Commons

Oggi il viaggio viene vissuto in modo completamente diverso, perché la società è radicalmente cambiata. Innanzitutto è molto più accessibile: se il Grand Tour era un fenomeno circoscritto alla classe elitaria, oggi molte più persone, con redditi diversi, possono permettersi di viaggiare. Inoltre i viaggi sono molto più brevi: mediamente un lavoratore dipendente può permettersi due o tre settimane di ferie estive. La principale conseguenza di questa fugacità è la velocità: avendo poco tempo a disposizione, si tende a voler visitare il maggior numero di luoghi possibili, sacrificando la qualità dell’esperienza in favore della quantità.

L’etimologia della parola viaggio contiene la parola “via”, che in latino significa “strada”. Si comprende subito che il fulcro non è quello di arrivare ad una meta precisa, ma percorrere effettivamente quel percorso. Nel corso del tempo questo significato intrinseco si è un po’ affievolito. Oggi, spesso, si visita un luogo per poter spuntare una lista di attrazioni o poter pubblicare fotografie accattivanti sui social.

La società consumistica in cui viviamo ha trasformato ciò che più di tutto dovrebbe farci comprendere l’essenzialità in un’esperienza a sua volta consumistica. Il viaggio rischia così di ridursi a un semplice mezzo di fuga dalla propria quotidianità: si vuole essere spensierati qualche giorno per poi tornare ad una routine logorante. Sarebbe invece davvero utile vivere l’esperienza del viaggio con calma, senza la compulsività di dover vedere tutto.

Immergendosi lentamente in una cultura diversa, senza necessariamente visitare tutti i monumenti e musei, si può imparare ad apprezzare una nuova prospettiva di vita che può realmente portare dei benefici alla nostra quotidianità.

Costanza Zanotti