Uno dei primi artisti a fare entrare la musica nelle proprie opere è Vasilij Kandinskij (1866-1944), pittore russo considerato il precursore dell’Astrattismo

Questa corrente d’Avanguardia non rappresenta un movimento unitario, ma anzi si declina in numerose forme, tutte però accomunate dall’assenza di riferimenti diretti alla realtà. 

Kandinskij è, in particolare, il protagonista dell’Astrattismo lirico, dove tutto si gioca sul dialogo tra musica e arte. Come le note musicali, che sono puri e semplici segni convenzionali, vengono associate in base alla loro posizione sullo spartito a un determinato suono, così le forme e i colori evocano nell’arte stati d’animo ed emozioni. Si fanno a loro volta simboli, grazie a cui Kandinskij porta l’arte dal razionale all’irrazionale.

Gli stessi titoli scelti dall’artista sottolineano il forte legame tra musica e pittura. Come nei brani musicali, infatti, indicano la genesi dell’opera. Le Composizioni nascono da bozzetti precedenti, le Improvvisazioni sono espressione di spontaneità e le Impressioni prendono vita da stimoli colti dalla realtà.

Un esempio emblematico è Composizione VI, un dipinto realizzato nel 1913 (olio su tela, cm 195 x 300) e conservato al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. In quest’opera, la ricchezza di linee e colori crea un senso di caos dinamico, anche perché lo stesso Kandinskij definisce l’opera un “inno della rinascita dopo la distruzione”. 

Vassily Kandinsky, 1913 – Composition 6

Il dipinto si compone di due parti principali: quella a sinistra, caratterizzata da tonalità del rosa e linee più morbide, quella a destra, contraddistinta da rossi e blu e da tratti più forti. Dalla fusione di queste due aree se ne sviluppa una centrale, dominata da sfumature di bianco e di rosa che sembrano “fluttuare” sulla tela. I tre centri si sviluppano su una diagonale che partendo dall’angolo in basso a sinistra culmina in alto a destra. La scelta dei colori determina forti contrasti cromatici, che non intaccano però l’armonia della composizione, mentre ogni sfumatura evoca nello spettatore un suono e un’emozione precisi, invitandolo alla partecipazione emotiva. 

Il dipinto appare davvero come una sinfonia musicale: le linee forti, le macchie di colore e gli spazi sembrano vibrare sulla tela in un crescendo di intensità, quasi come in una danza che porta l’attenzione dello spettatore da un punto all’altro dell’opera. 

Composizione VI, così, fa quasi da testamento della poetica di Kandinskij, dimostrando come sia possibile suscitare emozioni anche eliminando ogni riferimento al reale. Qui l’artista si fa carico di un compito centrale nell’ambito dell’Astrattismo, che è quello di “vedere l’invisibile”, gli stati d’animo, e ci riesce proprio grazie alla sintesi tra musica e colore

Vittoria Recchia