“Man mano che progredisce la società si sveglia la coscienza della sua imperfetta composizione e vengono alla luce le disuguaglianze stridenti e imploranti che affliggono l’umanità. Non è forse questa avvertenza della disuguaglianza tra classe e classe, tra nazione e nazione, la più grave minaccia della pace!”  

Questa citazione, estrapolata dal film “Uccellacci e uccellini”, appare un chiaro invito alla riflessione e alla presa di coscienza da parte del famoso regista e scrittore Pier Paolo Pasolini.

Quest’ultimo sostiene la tesi, condivisa da molti sociologi tra cui Pierre Bourdieu, secondo cui la disuguaglianza costituisce una costante nella società moderna. Essa muta nelle sue forme di espressione con l’evolversi delle dinamiche interpersonali e della cultura, ma si riconferma sempre come quel motore che sostiene la stratificazione sociale e impedisce la mobilità, ovvero la possibilità per gli individui di migliorare la propria condizione indipendentemente dalla classe di origine.

Persino un’istituzione come la scuola, che dovrebbe appianare le differenze di partenza tra gli studenti, contribuisce a volte al mantenimento delle disuguaglianze, dal momento che chi, grazie al proprio contesto familiare, dispone di un alto capitale sociale, culturale ed economico, intesi rispettivamente come insieme di relazioni, patrimonio di conoscenze ed esperienze e disponibilità di reddito, ha maggiori possibilità di successo scolastico.           

Il primo passo per contrastare la disuguaglianza sociale, secondo gli esponenti della Scuola di Francoforte, consiste nello sviluppo di una consapevolezza critica circa la sua origine artificiale. Infatti, la prevaricazione di una classe sociale su un’altra non è la conseguenza di un naturale processo di “selezione naturale”, bensì il frutto di una successione di eventi storici e politici, una tendenza che può essere invertita smascherando le forme di dominio e di oppressione. Questo messaggio di speranza pone le basi teoriche per una lotta alla rivendicazione dei diritti naturali di uguaglianza e di libertà.        

Le modalità con cui contrastare le disuguaglianze sono state oggetto di riflessione da parte di numerosi intellettuali, alcuni dei quali hanno elaborato progetti di emancipazione a dir poco rivoluzionari, ma difficilmente applicabili nella realtà. Si pensi, ad esempio, al filosofo Jean-Jacques Rousseau e alla sua proposta di una democrazia diretta fondata sulla volontà generale, oppure ai giacobini durante la Rivoluzione francese. In entrambi i casi, il nobile fine di garantire giustizia sociale ha finito per trasformarsi in strumento di controllo: proprio in nome di esso, infatti, sono state giustificate pratiche dispotiche.

Se approcci come questi si sono dimostrati inefficaci, agire in modo più moderato potrebbe paradossalmente rivelarsi più strategico al fine di livellare le distinzioni tra classi. La valorizzazione delle diversità attraverso un progetto di inclusione sociale e lavorativa consentirebbe di sostenere e dare voce a coloro che subiscono ingiustizie legate al genere o all’appartenenza culturale e religiosa. Un altro elemento cruciale è garantire un accesso equo alle risorse digitali e tecnologiche, che nella società attuale sono uno strumento per poter comunicare anche da lontano, informarsi e far sentire la propria voce su questioni sociali e politiche. Inoltre, appare fondamentale promuovere un investimento maggiore in un’istruzione capace di garantire pari opportunità e contrastare, anziché riprodurre, le disuguaglianze sociali.

In conclusione, per combattere la disuguaglianza nella vita quotidiana non è necessario ricorrere a interventi rivoluzionari. Si può invece iniziare adottando uno spirito critico nei confronti della realtà e mettendo in discussione le logiche dominanti che spesso diamo per scontato siano corrette. Solo attraverso un impegno costante e condiviso, fondato su una cittadinanza attiva, sarà possibile incidere progressivamente, ma in modo concreto, sulle dinamiche della società. 

Chiara Pira