Oggi l’informazione non è più qualcosa che riceviamo passivamente, ma qualcosa a cui partecipiamo ogni giorno, spesso senza nemmeno accorgercene.
Basta uno smartphone per trasformarsi da semplici spettatori a protagonisti: un video condiviso, una notizia commentata, un’opinione pubblicata online.
La rete ha cambiato profondamente il modo in cui le notizie nascono, si diffondono e vengono interpretate. In questo nuovo scenario, però, non tutto ciò che circola è affidabile. Per questo motivo, oggi più che mai, essere informati non significa solo avere accesso alle notizie, ma anche saperle comprendere, analizzare e mettere in discussione. Il rapporto tra informazione e rete rappresenta una delle sfide più importanti del nostro tempo: ogni giorno siamo chiamati non solo a informarci, ma anche a farlo in modo critico e responsabile.
Che cosa sono le fake news e da dove vengono? Innanzitutto, non si tratta di un fenomeno che nasce con internet, ma di uno che in rete ha trovato un luogo fertile dove prosperare. Si tratta, in generale, delle “false notizie“, cioè informazioni su eventi storici, fatti scientifici o temi di attualità, politica e cronaca che sono state inventate o scritte deformando la verità. È qui che entra in gioco il fact checking, ovvero la verifica dei fatti: un processo che consiste nell’analizzare una notizia, controllare le fonti e capire se quello che stiamo leggendo è davvero attendibile.

A differenza di quanto si pensa, il problema non sono solo le notizie completamente false. Molto più spesso ci troviamo davanti a informazioni parziali e questo rende tutto più difficile da riconoscere e ancora più pericoloso. Secondo “On The Media”, un noto programma radiofonico di New York, per verificare le informazioni si possono seguire alcune raccomandazioni: nell’immediatezza di un evento, l’informazione può essere sbagliata o inaccurata; non credere mai a fonti anonime e prestare attenzione al linguaggio usato dagli organi di stampa. Se si cita la testimonianza di un esperto, si deve specificare anche di che cosa sia esperto. Frasi come “arriva la notizia che…” o “ci dicono che…” introducono affermazioni che possono non essere ancora verificate.
Può essere d’aiuto valutare in modo più oggettivo una fonte online con il CRAAP test, uno strumento di valutazione delle fonti il cui nome, per quanto insolito, deriva dall’acronimo dei parametri considerati. Il test prende il nome dalle iniziali dei cinque criteri: Currency (attualità), Relevance (rilevanza), Authority (autorevolezza), Accuracy (accuratezza) e Purpose (scopo). Per ogni parametro sono formulate alcune domande, 25 in totale, assegnando un punteggio alle risposte da 0 a 2 e sommando il punteggio fino a un massimo di 50. Più il valore è alto, più la fonte è attendibile.
La rete ci dà una possibilità enorme: partecipare, informarci, far sentire la nostra voce. Ma questa libertà ha valore solo se è accompagnata da responsabilità. Quante volte abbiamo condiviso una notizia senza nemmeno finire di leggerla? E se proprio in quel momento fossimo diventati noi la fonte di qualcosa di falso? Ci siamo mai chiesti quanto potere abbiamo davvero ogni volta che pubblichiamo commenti o inoltriamo qualcosa e quanto tutto questo possa facilmente trasformarsi in disinformazione?
Alice Andreani