Il ruolo dell’intellettuale ha subìto, nel corso della storia, un cambiamento radicale. Se si confrontano le figure di qualche secolo fa con quelle attuali, le divergenze appaiono notevoli.
Un intellettuale tra i più noti, vissuto ormai 500 anni fa, fu Leonardo da Vinci (1452-1519), decisamente un uomo eclettico che seppe eccellere in numerose discipline ed ottenne fama e riconoscimento mondiale. L’artista più conosciuto del Rinascimento si presentò presso la corte di Ludovico il Moro a Milano con una lettera comparabile ad un curriculum moderno, nella quale si presentava come pittore, scultore, architetto, costumista, regista, scenografo, anatomista, tecnico, esperto d’armi, ingegnere idraulico e civile.
Un termine a cui possiamo ricorrere per definirlo in maniera più ampia e completa è poliedrico, ovvero colui che possiede conoscenze approfondite in ambiti differenti, che spaziano dal settore umanistico a quello scientifico, dalle scienze teoriche a quelle pratiche.

Attualmente esistono rare figure definibili come Leonardo Da Vinci, perché la società odierna richiede ruoli differenti. Il sociologo Émile Durkheim (1858-1917), nella sua opera “La divisione del lavoro sociale” del 1893, analizza come nella società moderna, sviluppatasi sin dal 1800, alle persone sia richiesto di specializzarsi per poter emergere nel settore lavorativo. Utilizza due termini fondamentali nella sua teoria sociologica: solidarietà meccanica ed organica. Nella prima le persone sono interscambiabili perché hanno capacità che consentono loro di lavorare in ambiti diversi, mentre nel secondo caso le persone hanno ruoli lavorativi diversi e specifici che creano legami di interdipendenza fra gli individui.
Certamente questo cambiamento sociale ha apportato dei vantaggi nella società moderna, consentendo a sempre più individui di seguire percorsi lavorativi personalizzati e specifici, tuttavia, un ulteriore effetto da considerare è la perdita della visione d’insieme. Questa capacità permette di osservare il mondo che ci circonda non solo come diviso in settori nettamente separati, ma anche interconnessi e collegati tra loro ed è utilissima per comprendere meglio la realtà.
Gli intellettuali moderni ovviamente rispecchiano questa dinamica sociale e perciò risultano essere molto più specializzati nella disciplina che hanno scelto. Tra questi si possono citare Giorgio Parisi, insignito del premio Nobel per la fisica o Dorothy Edgington, filosofa della logica.
Ma le grandi innovazioni moderne che stanno cambiando il corso della storia sono quelle derivate dall’unione di molte discipline e la collaborazione di team di intellettuali che, utilizzando le loro conoscenze approfondite, sono riusciti a creare qualcosa di unico ed estremamente complesso. Un esempio possono essere le fonti di energia rinnovabile, come le centrali idroelettriche, costruite in seguito a studi di ingegneria, geologia, idrologia ed analisi dell’ambiente circostante, oppure Internet, derivato dall’unione di informatica, ingegneria, linguistica, sociologia, psicologia e sempre maggiormente etica e filosofia. Queste innovazioni permettono di comprendere come, utilizzando congiuntamente studi differenti, si possano sviluppare delle idee estremamente innovative e creative.
Certamente esistono ancora oggi delle menti brillanti e multidisciplinari come Leonardo da Vinci. Tuttavia, nel mondo attuale lo scopo non è più cercare di studiare approfonditamente moltissimi ambiti (anche perché nel corso dei secoli la conoscenza di molte discipline è molto più ampia rispetto al 1400), ma essere capaci di collaborare per realizzare collettivamente dei progetti che, se affidati ai singoli individui specializzati, rischierebbero di perdere la visione globale necessaria per lo sviluppo umano.
Costanza Zanotti