Nell’estate 2025, un articolo di TGCOM24 ha rilevato che il 71% dei giovani italiani neodiplomati non sa cosa fare dopo la maturità. Dati allarmanti, visto che la confusione dovrebbe diminuire, non aumentare al termine del percorso di studi.
Giovani confusi e incerti, quindi, che non sanno cosa fare del loro futuro, senza aspirazioni e con pochi aiuti da parte degli istituti. Un terzo dei maturandi italiani afferma di non essere mai stato affiancato dalla scuola per la scelta del proprio percorso formativo post-diploma. E allora, un adolescente senza supporti e pieno di aspettative da soddisfare, come fa a scegliere il proprio futuro?
I giovani sono spesso definiti pigri e poco ambiziosi, in realtà hanno solo perso la voglia di dover continuamente cambiare l’opinione altrui e si sono adattati alle “etichette” che vengono loro attribuite.
Secondo il rapporto ISTAT 2025, i diplomati che decidono di proseguire gli studi all’università sono circa il 52,4%. Ciononostante, molti di loro vivono con preoccupazione tale decisione, per il timore di vivere una vita già programmata da qualcun altro e non trovare la propria strada. Gli adolescenti di oggi hanno paura di essere infelici, di dedicare tutta la loro vita a un lavoro che non li gratifichi, ma che hanno scelto solamente per avere un reddito.
D’altronde la nostra società propone modelli di felicità basati sulla ricchezza. Bisogna trovare un lavoro con un reddito alto per potersi dedicare a ciò che si ama, si pensa, altrimenti non si possiede niente. È come se fosse un sistema preimpostato che ognuno deve seguire per essere felice, perché i soldi dovrebbero rappresentare la felicità. Ma se il lavoro rendesse infelici?

Secondo l’ISTAT, la quota di giovani laureati nel 2024 è stata pari al 31,6%, inferiore, pertanto, rispetto al numero iniziale di iscritti all’università. Diversi studenti, del resto, abbandonano l’università o cambiano percorso di studi. Questo è il risultato della mancanza di stimoli per gli adolescenti e soprattutto della loro incertezza, dovuta ad insicurezze e al non sapere chi si è veramente.
La disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel 2025 si è attestata a circa il 19%, risultando tra le più alte in Europa. Molto spesso associata alla pigrizia giovanile, in realtà la disoccupazione è la conseguenza di una scarsa aderenza tra i percorsi formativi e ciò che richiedono le aziende, precarietà contrattuale e carenza di esperienza lavorativa. È quindi necessario offrire ai giovani gli strumenti necessari per essere inseriti nel mondo del lavoro, per aiutarli a capire chi sono e qual è il loro posto, poiché senza di loro nulla può avere un futuro.
Non si può rimanere indifferenti, quando coloro che costruiranno il domani non sanno cosa fare del proprio futuro. Servono aiuti adeguati da parte delle scuole e il giusto supporto per iniziare a fare esperienze lavorative. Tutta la colpa ricade invece sulla poca ambizione e determinazione dei giovani.
Bisogna offrire maggiori tutele e meno vincoli lavorativi agli adolescenti. Accusandoli di essere semplicemente immaturi e ostacolando la loro crescita, non riusciranno a capire se stessi, cosa vogliono fare della loro vita e creare il proprio futuro.
Valentina Bellamoli