L’Orchestra da Camera “Pietro Torri”, sotto la direzione del Maestro Silvano Perlini, giovedì 29 gennaio, alle ore 20:30, nella Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico, ha tenuto un concerto dal titolo «1770, Italienische Reise: incontri, ascolti, premonizioni».
L’evento si iscrive nell’ambito della rassegna “Mozart a Verona“, ideata nel 2020 da Comune di Verona, Accademia Filarmonica di Verona, Fondazione Cariverona, Fondazione Arena di Verona, per celebrare il 250° anniversario del primo soggiorno veronese del genio salisburghese.
Il programma del 29 gennaio ha proposto infatti una selezione di brani che Mozart aveva direttamente ascoltato, oppure dai quali si lasciò influenzare, durante il suo viaggio in Italia, come ad esempio le musiche di P. Torri, P. A. Guglielmi, D. Dal Barba, G. B. Sammartini, M.L. Lombardini, G. B. Costanzi, N. Jommelli.
In realtà, intraprendere un viaggio come quello del compositore austriaco non era affatto insolito: il Grand Tour era molto diffuso nel Settecento e non solo tra i musicisti. Un esempio celebre è rappresentato dal poeta tedesco Goethe che, durante il suo viaggio in Italia, scrisse un diario intitolato Italienische Reise. A Roma, stupito da una statua della Medusa, affermò:“Avere anche solo un’idea che una cosa simile esista nel mondo e che sia stato possibile crearla rende l’uomo doppio; quanto volentieri direi qualcosa su di essa, se non fosse che tutto ciò che si può dire di un’opera simile non è che un vuoto soffio di vento: l’arte esiste per essere vista, non per essere discussa, se non, al massimo, in sua presenza; e come mi vergogno di tutto quel chiacchiericcio sull’arte al quale un tempo anch’io aderii”.

Questa citazione permette di capire lo scopo del viaggio italiano di molti artisti europei che nel nostro Paese hanno compiuto una ricerca più emotiva ed espressiva che formale. Credo che l’arte italiana sia stata così desiderata e ricercata proprio per la sua italianità. Ma che cos’è questa italianità? Dare una risposta non è semplice, ma credo che sia innanzitutto un fattore spontaneo, un’espressione autentica e sentita. L’italianità è canto, una melodia perenne, dovuta alla scorrevolezza e alla dolcezza della lingua italiana, soprattutto se confrontata, ad esempio, con il tedesco.
Le musiche che precedono l’arrivo di Mozart in Italia possono essere lette come un’esaltazione del pathos che, a differenza di molti tentativi ottocenteschi, non porta a perdere la concentrazione sull’oggetto artistico stesso. Il secondo movimento della sinfonia del compositore napoletano Jommelli che è stata eseguita dall’orchestra da camera “Pietro Torri” mette in luce in modo esemplare questa esaltazione del sentimento: una scrittura relativamente semplice, ma profondamente intensa. Mozart, pur essendo molto giovane, credo abbia colto soprattutto questo aspetto dell’Italia. Certamente nella sua musica emergono anche numerose caratteristiche formali, ma secondo me non sono queste ad aver completato il prodigio.
Un confronto interessante è quello con Johann Sebastian Bach, che non solo trascrisse concerti italiani, ma ne compose anche in quello stile. Nel suo Concerto in stile italiano emerge chiaramente la concezione formale del concerto italiano; tuttavia, secondo me, non troviamo una vera imitazione a livello emotivo. Questo probabilmente dipende anche dal fatto che Bach non intendeva mutare la propria scrittura, ma forse anche dal fatto che, a differenza di Mozart, egli conobbe l’italianità solo attraverso lo spartito: non vide il calore delle persone, i paesaggi meravigliosi né le opere d’arte che hanno formato l’intera umanità.
Tornando al concerto del 29 gennaio, è doveroso ringraziare tutti i docenti che hanno collaborato al progetto: Fabio Pupillo (flauto), Gionata Brunelli (violoncello) e Silvano Perlini (violino e direzione). Con il loro impegno ma anche — come si può vedere dal programma — con la loro competenza, sono riusciti a trasmettere un profondo interesse per la musica.
Matthias Veggetti