Il 21 marzo il Progetto EMMA compie undici anni. L’iniziativa, promossa dall’Associazione “La Libellula e il Giungo APS”, insieme allo Sci Club Edelweiss, con il patrocinio del Comune di Verona, sta cambiando l’approccio alla disabilità sulle piste da sci.

Per anni lo sport per le persone con disabilità è stato considerato una semplice attività ricreativa o una pratica riabilitativa. Oggi, invece, lo sport è riconosciuto dalla nostra Costituzione (Art. 33) come un diritto fondamentale: uno strumento educativo, di inclusione sociale e un pilastro per il benessere psico-fisico. Questo garantisce che la pratica sportiva non sia un privilegio per pochi, ma un diritto tutelato per tutti. A livello internazionale, anche la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità impegna gli Stati a garantire che tali attività siano accessibili su base di uguaglianza con gli altri. In quest’ottica si inserisce il Progetto EMMA che, da più di dieci anni, propone un’esperienza trasformativa per ragazzi e ragazze con disabilità intellettiva e relazionale.  Nato come percorso di avviamento allo sci alpino, il progetto si è evoluto nel tempo fino a strutturare un livello avanzato: un gruppo di veri e propri “atleti” che ogni sabato raggiunge Passo Coe a Folgaria per allenarsi. Lo sci diventa così una “competenza spendibile”: un’opportunità di partecipazione sociale che i ragazzi potranno portare con sé anche nell’età adulta.  Attraverso gare e circuiti strutturati come FISDIR e Special Olympics, i giovani atleti imparano il valore delle regole comuni, la gestione della tensione pre-gara e, soprattutto, il senso di appartenenza a un gruppo

Oltre all’aspetto tecnico, entrano in gioco emozioni profonde. Lo sci alpino è una disciplina complessa che richiede coordinazione, equilibrio e capacità di adattamento: la pendenza, la velocità e le condizioni meteo sfavorevoli possono generare ansia o insicurezza. Ecco perché ogni piccola discesa riuscita riduce la paura e alimenta l’autostima. Anche le cadute o le sconfitte diventano momenti formativi, allenando la resilienza. Cadere e doversi rialzare, affrontare una squalifica o perdere una gara, costringe l’atleta a confrontarsi con il limite e l’errore.  In questo processo, il gruppo e l’accompagnatore fungono da “ammortizzatori”, aiutando il ragazzo a elaborare l’accaduto e a riprovare immediatamente, trasformando la rabbia momentanea in determinazione. 

L’impatto del Progetto EMMA sulle famiglie è straordinario. Per i genitori, vedere il proprio figlio indossare gli sci per una giornata significa spostare l’attenzione dal deficit alla risorsa. Il progetto inoltre offre una rete di protezione sociale in quanto nasce come una comunità di “pari”: genitori che non hanno bisogno di spiegazioni, perché condividono le stesse fatiche e le stesse speranze. Per il nucleo familiare, lo sport è anche un fondamentale esercizio di distacco. Permettere al figlio di confrontarsi con lo sci, con l’educatore e con le dinamiche del gruppo significa accettare che egli possa cavarsela da solo. 

Altro valore da non sottovalutare è la nascita di una comunità di fratelli. Per i “siblings” (fratelli e sorelle di persone con disabilità), lo sport del proprio familiare smette di essere solo un impegno sul calendario e si trasforma in un’opportunità irripetibile di rispecchiamento e sollievo. Crescere con un fratello disabile può far sentire diversi o isolati rispetto ai propri coetanei. Vedere altri bambini o ragazzi che vivono la stessa dinamica familiare produce un effetto di normalizzazione immediata. Con gli altri siblings non c’è bisogno di spiegare, perché a volte la routine è faticosa o perché l’attenzione dei genitori è spesso assorbita dal fratello atleta. Vedere un altro sé in quel contesto aiuta a capire che la propria situazione non è anomala e si trasforma da una condizione percepita come “speciale” in una realtà condivisa e, quindi, più leggera da portare. 

In sintesi, il Progetto EMMA utilizza l’emozione come carburante per l’apprendimento. Lo sci diventa la prova concreta che le emozioni, se comprese e canalizzate, sono lo strumento principale per conquistare la propria autonomia.  
 
Per gli atleti del Progetto EMMA e per i loro familiari ogni curva è una vittoria contro i propri limiti. 

Laura Recchia