“Futura: il cambiamento è già qui” è il tema del concorso letterario “La voce giovane della poesia”, giunto alla quinta edizione, rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. “E se è una femmina si chiamerà Futura”, cantava Lucio Dalla.
Il futuro ci appare come un’esposizione imposta a mali sconosciuti. Il tempo, esattamente come tutto ciò che non può essere controllato, ci rende vulnerabili ed è una realtà difficile da accettare, se non ti prendi cura della tua complessità.
Ma se la prospettiva non fosse “o governo o temo”, ma qualcosa di più? La vita di per sé è come un campo di grano che si rigenera ciclicamente, non è una trasformazione distruttiva del tempo, ma una costruzione che deve soddisfare la tua stessa anima, per trasmettere al mondo chi sei. Quindi perché avere paura di abitare una tua creazione?
Hannah Arendt sosteneva che ogni essere umano è capace di natalità e quindi della possibilità di iniziare qualcosa di nuovo. Nella nostra cultura il concetto di “creazione” è regolarmente associato alla maternità, al corpo femminile che possiamo considerare allenato al cambiamento dal momento che da sempre vive la metafora della nascita come una realtà concreta ed incarnata. La femminilità e l’essere donna sono dunque incarnazione del divenire e non del semplice esistere nello spazio. Essere donna significa conoscere il mutamento a partire dal proprio corpo, imparare ad accettare i segni del tempo, ricostruirsi infinite volte. Essere donna significa conoscere in prima persona la crescita e la cura della vita, dunque il futuro è un’entità femminile?
Questa metafora ci insegna che il futuro non è distante da noi, al contrario ne siamo l’incarnazione. Perciò giovane poeta, la chiave sei proprio tu: per accogliere il divenire del tempo è necessario che ti fermi ad osservare il sentiero già percorso per poi poter reinventare nuove strade. Non avere paura di cambiare, di reinventarti o di iniziare a vivere da protagonista. Sii scrittore di tutti quei momenti di pura felicità che devi ancora vivere, c’è un futuro-te stesso che ti attende.
Nora Franchini