Frequentare quotidianamente le aule di Palazzo Ridolfi in qualità di studente significa vivere a stretto contatto con la storia di Verona. Tra i suoi ambienti più prestigiosi, la Sala dei Cavalieri rappresenta un luogo di straordinaria suggestione.
Utilizzata oggi per concerti e conferenze, conserva il fascino di un’epoca in cui l’arte celebrava i grandi eventi della storia europea. In particolare nella Sala dei Cavalieri è raffigurato il corteo trionfale avvenuto a Bologna il 24 febbraio 1530 al seguito di papa Clemente VII e dell’imperatore Carlo V, dopo l’incoronazione di quest’ultimo in San Petronio.
La sala, affrescata da Domenico Brusasorzi, uno dei più importanti pittori manieristi del ‘500 di Verona, fu realizzata nel 1545 da Bernardino Brugnoli (1538–1585), architetto, ingegnere, cartografo ed idraulico veronese. Purtroppo, nella notte del 23 febbraio 1945, la copertura fu distrutta da razzi incendiari, ma fortunatamente si salvò il salone centrale affrescato.
La sala presenta una pianta irregolare, nonostante l’apparente simmetria dei muri. Tale irregolarità è mitigata visivamente dal monumentale camino posto in fondo all’ambiente: la sua cappa, decorata con stucchi dorati, volute e cartigli, ospita al centro una statua di Venere a grandezza naturale affiancata da amorini. L’opera è di Bartolomeo Ridolfi, celebre scultore del secondo Cinquecento e collaboratore di Palladio e Paolo Veronese. Al di sotto del fregio del Brusasorzi, la decorazione prosegue con specchiature in finto marmo incorniciate da mascheroni.

Il corteo si apre con la sfilata dei cavalieri che reggono i vessilli di Roma, della Chiesa e dell’Impero. Seguono i trombettieri a cavallo con drappelle imperiali, un diacono pontificio in paramenti solenni e tre chierici che recano lanterne e il triregno.
La processione prosegue con un gruppo di nobili che, muniti di torce, precedono il Santissimo Sacramento, custodito in una teca sul dorso di un cavallo. Il baldacchino sovrastante è sostenuto da nobili bolognesi, mentre un arcivescovo su una mula chiude questa sezione. Poco dopo, il Grande Araldo di Bologna distribuisce al popolo monete d’oro e d’argento con l’effigie di Carlo V, sotto lo sguardo dei cardinali.
In primo piano spiccano le alte cariche recanti le insegne del potere: il marchese di Monferrato con lo scettro, il Duca di Urbino con la spada imperiale, Carlo III di Savoia con la corona e Filippo di Baviera con il globo imperiale, scortati da un gruppo di alabardieri. Al centro della scena, protetto da un baldacchino sorretto da quaranta senatori bolognesi, avanza Carlo V a cavallo con la corona appena ricevuta. Chiudono il corteo Enrico di Nassau con le insegne del Toson d’Oro, una schiera di alti prelati e trombettieri seguiti infine da Antonio Populier e Antonio di Leyva su destrieri riccamente bardati.
A sinistra del camino è raffigurato un vivace banchetto di popolani radunati sotto le insegne imperiali. Tra i vari dettagli realistici spicca la figura di una donna colta nell’atto di vomitare. Nello spazio sovrastante la finestra un cartiglio incornicia una scena di battaglia resa in monocromo. Sul lato opposto, a destra del camino, la narrazione prosegue con la raffigurazione di uno spiedo che completa il carattere conviviale e popolaresco della scena.
La Sala dei Cavalieri, dunque, si presenta come un mosaico di vita cinquecentesca che offre a studenti e visitatori una testimonianza indelebile della grandezza artistica della Verona del Cinquecento.
Andrea Ficarelli