La noia è un sentimento antico, oggi sembra quasi scomparso nella nostra società. Non è che non esista, è che nessuno sa più come annoiarsi. Ci siamo abituati a smartphone, social e stimoli continui, senza i quali proviamo disagio. Un momento di silenzio, di “vuoto”, sembra quasi insopportabile.

Basta guardare le foto di qualche anno fa per capire come tutto sia cambiato. Allora le persone guardavano intorno a sé, osservavano le vetrine, si perdevano nei propri pensieri. C’era spazio per il vuoto, per la riflessione. Oggi, invece, chi attende è immerso nella propria bolla digitale. Niente sguardi curiosi, niente momenti di silenzio condiviso. Abbiamo perso la capacità di annoiarci.

Uno studio pubblicato nel 2014 sulla rivista “Science” dimostra quanto ci allontaniamo dalla noia. I partecipanti sono stati messi in una stanza vuota per 15 minuti, con l’unica alternativa di poter premere un pulsante che dava una scossa dolorosa. Il 67% ha scelto la scossa pur di non restare solo con i propri pensieri.

La spiegazione di questo comportamento è neuroscientifica. La noia attiva nel cervello il cosiddetto “default mode network“, un gruppo di aree che ci aiutano a pensare a noi stessi e riflettere sul nostro passato e futuro. In quei momenti iniziamo a riflettere su chi siamo, chi eravamo e chi vogliamo diventare. Evitare questi momenti con distrazioni costanti significa perdere momenti preziosi e spazi di consapevolezza.

Allora, che fare? Non serve una settimana senza smartphone, basta iniziare con piccoli “snack di noia”. La prossima volta che aspettiamo, proviamo a non prendere il telefono. Guardiamoci intorno, osserviamo i dettagli, lasciamo che i nostri pensieri vaghino. Ci accorgeremo che annoiarsi apre la porta alla meraviglia, quella sensazione di stupore che fa notare cose che altrimenti ci sfuggirebbero.

E alla fine, forse, è proprio in quei momenti di vuoto che ci sentiamo più vivi.

Hali Sabrin