Una delle più rivoluzionarie conquiste della nostra società è il diritto al voto, che in Italia è stato acquisito nel tempo estendendo sempre di più il numero dei votanti.
Come recita la nostra Costituzione, “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è un dovere civico.” Come si evince dalla prima parte del testo, il diritto di voto è esercitabile anche dalle donne, cosa che a noi oggi appare scontata, ma in realtà è frutto di un’evoluzione del contesto sociale che ha visto le donne votare in Italia per la prima volta il 2 giugno del 1946, in occasione del referendum istituzionale che ha sancito la fine della monarchia e la nascita della Repubblica italiana.
Inserito questo tassello nella nostra costruzione, quello di cui ci occuperemo non sarà una spiegazione del diritto di voto ricca di tecnicismi e regolamenti vari, bensì la ricerca di una possibile spiegazione al suo così poco esercizio.
Preme subito fornire qualche numero per entrare nel vivo della questione: negli ultimi 10 anni si è riscontrato un calo dell’affluenza degli elettori sia nelle elezioni europee, che hanno perso 7 punti percentuali, passando dal 57% al 49,62%, così come nelle regionali, scese sotto il 50%, fino alle elezioni nazionali, che nel 2022 hanno registrato il minimo storico.
Per dare un quadro completo, il referendum abrogativo, uno degli strumenti di democrazia diretta, ha registrato uno dei cali peggiori: negli ultimi 28 anni, nel 90,5% dei 39 quesiti non è stato raggiunto il quorum minimo per la validazione.

Finito il momento delle statistiche, che sappiamo essere ostico alla maggior parte degli studenti, passiamo alla ricerca di una possibile risposta.
La causa di queste spiacevoli percentuali si potrebbe ravvisare nella percezione che la politica appaia sempre più lontana dalle esigenze dei cittadini, soprattutto delle nuove generazioni, creando così un meccanismo di indolenza che si diffonde silenziosamente, minando in tal modo la democrazia. Altro aspetto è la diffusione dell’idea che votare o non farlo non cambi niente, quando invece è proprio questo tipo di pensiero ad alimentare la diffusione comune stessa, aggravando la situazione. In maniera più semplice, probabilmente la gente vota di meno perché ritiene che il loro voto non cambi nulla sulle scelte finali o, peggio ancora, perché la politica non ha più piglio nella vita dei cittadini risultando estranea ed obsoleta.
Per raddrizzare il tiro serve un’azione di collaborazione simultanea: da un lato campagne di ‘sensibilizzazione’ con lo scopo di far recepire ai cittadini l’importanza effettiva del voto; dall’altro una politica che spieghi di più come intende far fronte alle necessità ed alle istanze dei cittadini.
Concludendo, votare è sinonimo di scegliere, poter scegliere di decidere chi ci rappresenti e chi di conseguenza avrà influenza nelle vicende familiari, morali e socio-economiche della nostra vita.
Io attraverso il mio voto voglio influire, esprimere la mia volontà e contribuire a cambiare in meglio la società. E tu?
Alice Andreani