Nel mese di marzo alcune classi del nostro Istituto hanno terminato un progetto scolastico che consisteva nella lettura del libro “Un buon posto in cui fermarsi” di Matteo Bussola, in vista dell’incontro con l’autore stesso. 

Il libro è strutturato in quindici racconti i cui personaggi sono tutti collegati tra loro. Ogni storia, infatti, mette in scena un pezzo di vita di una persona di sesso maschile di varie età: bambini, ragazzi, giovani adulti e anziani, che vivono situazioni quotidiane mettendo a nudo la loro fragilità, ma nello stesso tempo trovando la forza di risalire. 

Il cinque aprile finalmente abbiamo incontrato lo scrittore presso l’aula magna dell’Istituto Cangrande (sede staccata del nostro liceo). L’incontro è stato interessante e ci ha permesso di conoscere lo scrittore, la mano che sta dietro la lettura che ci ha accompagnato per circa un mese.  In modo molto cordiale e giovanile, si è presentato come scrittore veronese, mentre prima era fumettista e precedentemente ha svolto anche la professione di ingegnere. Quando si dice che nessuno nasce scrittore! 

Quando era un fumettista ogni mattina scriveva i suoi pensieri, le sue idee e giornate su un diario. Lo stesso diario si è trasferito su un social network e alcuni dei suoi racconti sono diventati virali, finché un giorno un editore l’ha chiamato per scrivere un libro. Ha iniziato a scrivere ponendosi un obiettivo preciso: combattere gli stereotipi che gli danno fastidio e tramite la scrittura poter smuovere le coscienze dei lettori. Personalmente mi sono trovata d’accordo con lui sul fatto che certi stereotipi vadano cancellati, come nel caso del libro che abbiamo letto, sarebbe ora che i maschi potessero piangere, soffrire e gioire senza aver paura di mostrarlo, non devono per forza essere sempre maschi coraggiosi, orgogliosi e sicuri. 

L’autore ci ha fatto capire che per lui essere uomo è permettersi di cambiare idea e non mantenere per forza le promesse fatte per rispondere ad un modello di società che si sta dimenticando della persona, dell’umanità. “Il buon posto in cui fermarsi” invita tutti a FERMARSI, a riflettere su quale luogo, quale persona, quale situazione, ci fa star bene, ci fa ri-trovare noi stessi e non rincorrere obiettivi imposti da altri, che non ci appartengono.

Ci vorrebbero più incontri con gli autori contemporanei che leggiamo; ci danno l’opportunità di chiarire i dubbi in merito al libro, di chiacchierare con qualcuno di cui hai conosciuto un pezzetto di vita (credo che gli scrittori un po’ di vissuto nei loro libri lo mettano sempre) e invogliare alla lettura di libri con temi simili. D’altra parte con questi incontri un autore può capire se il libro è piaciuto e se è stato capito. Può spiegare il suo punto di vista, può sentirsi rivolgere domande per le quali non ha la risposta pronta o addirittura potrebbe ricevere qualche critica o qualche spunto per un nuovo libro. 

Questo incontro mi ha colpita molto, sono stata molto felice di parlare con lo scrittore ed ero emozionata quando gli ho chiesto di fare una dedica sulla mia copia. Insomma, un bel momento di condivisione che ha fatto bene a tutti. 

Laura Recchia


Venerdì 5 aprile alcune classi del Liceo Carlo Montanari si sono recate presso l’aula magna dell’Istituto Cangrande per incontrare Matteo Bussola, autore del libro Un buon posto in cui fermarsi, lettura che li ha accompagnati per qualche settimana. L’evento si è svolto in modo innovativo, in quanto lo scrittore non ha presentato il suo libro a scopo promozionale, bensì si è reso disponibile a rispondere alle domande degli alunni. E’ stato molto interessante, poiché tutto il discorso è stato tracciato dalla curiosità degli studenti e questa modalità ha permesso loro di essere maggiormente coinvolti, entrando pian piano nel messaggio del libro guidati dallo stesso autore. Una vera opportunità per mettersi in gioco e crescere nel confronto con i propri coetanei e la mente ideatrice. 

Soprattutto al giorno d’oggi, in un mondo in cui gli adolescenti faticano ad interessarsi a qualcosa, ad avere interessi culturali, è importante incentivare in loro la scoperta di nuove passioni, di cui magari non sanno neanche l’esistenza. Ormai la lettura, in questi ultimi anni, è come una “specie” a rischio estinzione, i ragazzi della mia età spesso ritengono la lettura o la scrittura come qualcosa di inutile, precario, insensato, obsoleto, di altri tempi e non come un hobby, una passione, un piacere. La trascurano, infatti, anche quando potrebbero avere talento, ed è questo lo spreco maggiore, rinunciare alle proprie capacità e interessi solo per seguire la strada più comoda, perché in questo modo non si rischia di sentirsi diversi e isolati, ma parte di qualcosa che forse esiste solo nella propria mente. La scrittura, invece, può aiutare moltissimo, per liberarsi di qualcosa che si tiene dentro e di cui non si riesce a parlare direttamente con un interlocutore, per far emergere la propria creatività e migliorare le proprie competenze. La lettura d’altro canto favorisce l’esplorazione di mondi nuovi, permette di entrare in un personaggio diverso da quello che si è nella vita reale, forse perché si vorrebbe essere qualcun altro, togliersi la maschera che si indossa, senza aver paura di essere pugnalato alle spalle o tradito.

I giovani lettori attraverso le pagine di un buon libro possono sviluppare maggior responsabilità, controllo su se stessi e sulla propria vita, capire che si possono prendere strade sbagliate molte volte, prima di capire quale sia quella giusta, come lo stesso Matteo Bussola, convinto fino a trentacinque anni che il suo lavoro fosse l’architettura, e poi è diventato uno scrittore.  E’ proprio quando ci si trova in un momento in cui non si sa bene dove si è, non ci si riconosce più e non si sa cosa si vuole che si deve avere il coraggio di ammettere di essere nel cammino sbagliato e di trovare la forza per andare contro tutti per cercare il proprio buon posto in cui fermarsi.   È proprio di questo che parla il suo libro, di come trovare la propria strada indipendentemente da quello che la società ti impone di essere. Un’altra tematica discussa nel romanzo è che cosa rende un uomo “un uomo”; la maggior parte della gente è convinta che uomo sia sinonimo di coraggio, forza, di uno che non si arrende e mantiene le promesse, eppure un uomo è proprio uno che infrange le promesse quando queste vanno contro i suoi ideali, quando l’etichetta, che la società gli ha imposto, inizia ad essere troppo stretta per continuare a fingere di essere ancora un burattino e di far dipendere la sua vita dagli altri.  Non è quello che facciamo che indentifica chi siamo, ma come ci alziamo dopo aver capito di aver sbagliato. Il nostro buon posto in cui fermarci, quindi, non è necessariamente un luogo, ma può essere un argomento, una tematica, un lavoro, una persona, dove ci si sente se stessi e capiti senza la necessità di dover dimostrare sempre qualcosa per essere apprezzati o considerati. 

Il libro di Matteo Bussola racconta quindici storie di uomini, bambini, ragazzi  con i loro amici, con le loro famiglie, storie di personaggi in cui ci si può ritrovare, ci si vuole rivedere o dai quali si vogliono prendere le distanze; comunque sia, da ogni racconto si può cogliere come l’animo umano si muove tra le difficoltà della vita e come può sempre rialzarsi. 

Valentina Bellamoli