Martedì 16 Dicembre 2025, presso il Provveditorato agli studi di Verona, si è svolto il primo incontro della rassegna “Cara beltà“, cui hanno partecipato diversi alunni del nostro istituto, accompagnati dalle prof.sse Allegra, Bertelli e Grillo, alla presenza del dott. Amelio Sebastian, Dirigente dell’Ufficio Scolastico.
La conferenza, dal titolo “Intelligenza musicale“, è stata tenuta dal maestro Fabio Pupillo, con l’intervento dell’orchestra “De Mori” diretta dal maestro Gabriele Galvani. Proprio per rappresentare al meglio questa tematica, hanno deciso di inserire degli interventi musicali eseguiti dagli alunni del Liceo Montanari.
All’inizio della conferenza il maestro Pupillo ha spiegato il significato del termine “intelligenza“, che deriva dal latino “intus legere”, ovvero saper leggere dentro le cose.

Successivamente agli studenti è stato chiesto cosa fosse per loro la musica. Ognuno ha dato delle risposte differenti ma tutte corrette. La musica può essere un ritmo, una forma di espressione e d’arte, quindi non esiste una definizione vera e propria, ognuno la interpreta in base alla propria esperienza.
Inoltre la musica si comprende non a livello razionale, ma a livello emotivo. Capiamo cosa diciamo attraverso ritmo e gestualità, per questo tendiamo a utilizzare intonazioni di voce differenti quando ci rivolgiamo a dei bambini. Jacobson, un linguista, dice che la funzione poetica viene prima di quella informativa, ovvero il vero e proprio discorso.
Poi sono state messe in luce le differenze tra musica e forme di conoscenza. Un quadro, un testo, una formula matematica si possono leggere, invece la musica esiste solo nel momento in cui vive e passa. Inoltre la musica ci impone di fare tre cose: ricordare ciò che è successo, essere presente e aspettare ciò che sta per arrivare.
A riguardo, si può citare il musicologo Mayer, secondo il quale la musica nasce nella sua attesa, ma anche nella sua violazione perché molte volte la musica può non corrispondere alle proprie aspettative. Questo può essere uno stimolo per l’intelligenza emotiva, perché una canzone viene giudicata in base a ciò che ci trasmette e ci abitua così a convivere con un’emozione, soprattutto durante l’adolescenza.
La musica è formata da numeri, come sosteneva il filosofo Pitagora. La differenza con la matematica è che la musica è un ordine di regole che respira e la logica diventa sensazione.
Parlando dell’intelligenza musicale, è stato fatto il collegamento anche con l’intelligenza artificiale, che può essere uno strumento di “liberazione” e può far risparmiare energie, ma può anche rappresentare un pericolo, infatti non possiamo sapere se è sempre attendibile.
In conclusione, l’intelligenza musicale insegna due cose: essere intelligenti non significa analizzare, ma sentire in modo giusto; la musica non è legata alla testa, ma al cuore.
ARIANNA AVANZI E RACHELE GIORGIA PONZINI